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Uno Stato regionalista.
- Dopo il referendum del 2 giugno 1946, l'Italia è divenuta, con
la costituzione promulgata il 27 dicembre 1947 ed entrata in
vigore il 1° gennaio 1948, una repubblica parlamentare alla cui
testa è un presidente eletto, con mandato settennale, dal
Parlamento e da 65 delegati regionali. Il Parlamento, verso cui
è responsabile il Presidente del Consiglio, nominato dal
Presidente della Repubblica, si articola in due rami, la Camera
dei Deputati e il Senato, entrambi eletti a suffragio
universale.
Lo Stato italiano si situa in una posizione intermedia tra lo
Stato unitario e lo Stato federale : al potere esercitato dallo
Stato propriamente detto si assomma infatti quello delle
Regioni. Basate su un consiglio eletto a suffragio popolare, le
regioni godono di varie competenze legislative, amministrative e
finanziarie, ma non possono oltrepassare i limiti dettati dalle
leggi quadro promulgate a livello nazionale.
Secondo un sistema previsto già nella carta costituzionale ma
attuato soltanto dal 1970 il paese è diviso in 20 regioni,
di cui cinque beneficiano di uno statuto speciale che consente
un'autonomia molto più ampia rispetto alle regioni a statuto
ordinario. Le regioni raggruppano complessivamente 95 province,
a loro volta divise in comuni (8100 nel 1990), guidati da un
sindaco.
Il tratto dominante della vita politica e sociale è dunque una
accentuata tendenza al policentrismo su base regionale, che
deriva del resto da un passato non molto remoto, quando l'Italia
era divisa in Stati le cui capitali erano tra loro rivali. Roma
resta una città residenziale a prevalente vocazione
burocratico-ministeriale, anche se da qualche anno è divenuta un
importante centro industriale, soprattutto nel campo della
tecnologia avanzata
e
dell'elettronica, mentre Milano rivendica il ruolo di capitale
economica e Firenze, Venezia e Bologna quello di centri
culturali ; Torino, Genova, Napoli e Palermo, già
capitali di Stati indipendenti, sono gli altri importanti centri
industriali.
Economia.
- Lungi dal ripiegarsi sul proprio passato, l'Italia ha saputo
adattare la sua economia, fino a pochi anni or sono
essenzialmente agricola, alle esigenze dello sviluppo
industriale, tanto da divenire uno dei poli produttivi
dell'Europa e da inserirsi tra i sette paesi più
industrializzati del mondo a economia di mercato.
Oltre che nelle colture tradizionali e nell'allevamento,
l'Italia si è specializzata nella produzione del rìso
(pianura Padana occidentale) e della seta (Lombardia,
Veneto). In campo industriale, non possedendo in pratica nessuna
risorsa naturale (come carbone, ferro, petrolio, ecc), il paese
si è orientato verso l'industria di trasformazione, in cui la
manodopera conta più delle materie prime : rinomata per la sua
produzione di
autoveicoli, l'Italia è ugualmente ben rappresentata nei
settori degli elettrodomestici e delle macchine
da
ufficio. Tra le industrie alimentari, spicca la produzione della
pasta che, oltre a costituire il piatto nazionale,
è anche largamente esportata.
Tuttavia il quadro economico del paese, generalmente positivo,
muta notevolmente nelle regioni meridionali, il cui ritardo
economico non ha smesso di accentuarsi sin dai tempi
dell'unificazione.
Malgrado la gigantesca valorizzazione, inizialmente agricola
(frazionamento dei latifondi, bonifiche, rimboschimenti) e poi
industriale (creazione di complessi enormi ma spesso male
integrati, costruzione di dighe, ecc), finanziata da una Cassa
creata a tal fine nel 1950 (poi soppressa nel 1984 e sostituita
da un nuovo piano di interventi), il Mezzogiorno
della penisola si distingue ancora per gli enormi squilibri
socioeconomici e l'alto tasso di disoccupazione.
La stampa.
- La stampa è molto decentralizzata, almeno per quanto riguarda
i quotidiani: quasi tutte le grandi città ne hanno uno.
Tuttavia, la «Repubblica» di Roma, il «Corriere della Sera» di
Milano, la «Stampa» di Torino ed il più importante quotidiano
economico «II Sole 24 ore» di Milano sono diffusi in tutto il
paese.
La passione degli italiani per lo sport permette inoltre la
pubblicazione contemporanea di tre grandi quotidiani sportivi :
« La Gazzetta dello Sport» di Milano e «Tuttosport» di Torino al
Nord, «II Corriere dello Sport-Stadio» di Roma al Sud ai quali
si aggiunge il settimanale «Guerin Sportivo» diffuso in tutta la
penisola.
La moda.
— La fantasia e l'esuberanza degli italiani si accompagnano ad
un'eleganza ricercata nell'abbigliamento sia femminile che
maschile. Grandi sfilate annuali hanno luogo a Roma e a Firenze
(Palazzo Pitti) ma il centro della moda è senza dubbio Milano,
dove la migliore collezione di «prèt-à-porter» femminile riceve
ogni anno «l'Occhio d'Oro», l'equivalente del « Ditale d'Oro »
parigino, e dove risiede la maggior parte dei grandi stilisti :
Armani, Versace, Gianfranco Ferré (stilista di Dior dal 1989),
Nicola Trussardi, Mila Schòn, Laura Biagiotti, Romeo Gigli... e
all'avanguardia Krizia e Moschino. Valentino e le sorelle Fendi
hanno le loro sedi a Roma.
I mestieri ed i prodotti collegati alla moda fanno parte,
del resto, di uno dei settori più
fiorenti dell'industria italiana. La confezione
è concentrata soprattutto in Lombardia, Veneto (con Stefanel e
Benetton per la maglia), Toscana ed Emilia-Romagna, la
produzione della seta a Corno, delle lane a Prato e a Biella, la
pelletteria a Firenze (Gucci) e a Vicenza, nota anche per la
produzione orafa.
La vita quotidiana.
— Nell'Italia attuale coesistono abitudini di vita molto
diverse. Mentre
le
grandi città del Nord vanno via, via
«
europeizzandosi
», sia per quanto concerne lo stile di vita che gli orari - molti
negozi effettuano ormai l'orario continuato
— nel centro e nel Sud le abitudini quotidiane restano più
tipicamente italiane e i negozi osservano l'intervallo
pomeridiano per poi restare aperti più a lungo la sera.
In un paese dal clima così favorevole, è naturale che la
gente ami trascorrere il tempo libero all'aperto, e quindi si
riunisca la sera nelle piazze e nelle terrazze dei caffè per
discutere di politica e sport, o semplicemente esca per una
passeggiata, durante la quale non rinuncia a gustare un gelato.
Le numerose feste folcloristiche godono di un'adesione
entusiastica e riuniscono moltissimi partecipanti che per
l'occasione sfoggiano splendidi costumi tradizionali, nelle
processioni o nelle rappresentazioni storiche. |