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Nascita e splendore della letteratura
italiana.
- La lingua italiana acquista definitivamente
una sua forma letteraria nella stessa epoca e negli stessi
luoghi in cui la pittura si libera a poco a poco degli influssi
stranieri e afferma la propria specificità. Ad Assisi, San
Francesco (1182-1226) scrive il suo Cantico delle Creature in
volgare invece che in latino,
perché tutti possano comprendere la parola di Dio.
A Firenze, e poi nelle città del suo esilio,
Dante Alighieri (1265-1321) pone le basi di una lingua
nazionale, il toscano, col quale realizza il
più
grande capolavoro della letteratura italiana : la Divina
Commedia. Iniziato verso il 1307, il
grandioso poema
è una vera e propria summa
della civiltà
dell'Occidente cristiano e del sapere spirituale
dell'epoca.
Il lavoro iniziato da Dante viene portato a compimento nel
Trecento da Petrarca,
precursore
dell'umanesimo e maggiore poeta lirico italiano, e dal
Boccaccio, straordinario narratore dagli accenti quasi moderni. Il primo da alla lingua letteraria italiana la dolcezza e profondità di introspezione
psicologica dei Sonetti, il secondo le conferisce la vivacità narrativa e l'incisività descrittiva dei racconti
del Decamerone.
Il Rinascimento e le lettere.
— Reinterpretando
l'eredità
degli antichi, l'umanesimo fiorentino inventa una poesia di
alta densità
intellettuale in cui la tensione delle parole e delle immagini
riflette l'aspirazione dell'anima verso l'ideale. Questa
tendenza neoplatonica
è
mirabilmente espressa nelle rime di Poliziano, Lorenzo de'
Medici e soprattutto Michelangelo. Ma il Rinascimento fiorentino
favorisce in eguai misura lo sviluppo di ricerche di natura assai
diversa : scientifica con Leonardo da Vinci, teoretica con Leon
Battista Alberti, filosofica con Marsilio Ficino, enciclopedica
con l'affascinante personalità
di Pico della Mirandola ; più tardi il pittore
Giorgio Vasari diviene il primo vero storico dell'arte.
Nel Cinquecento, i letterati, che vivono
presso i principi come poeti di corte o talvolta con importanti
funzioni di consiglieri, portano la lingua italiana ad una
raffinatezza raramente
eguagliata. Niccolo Machiavelli, egli
stesso uomo di Stato,
è il grande teorico
della politica (da lui deriva il termine machiavellismo,
divenuto per eccessiva semplificazione sinonimo di astuzia e cinismo); nel suo saggio
intitolato II Principe, individua con estrema chiarezza e
profondità
di analisi i meccanismi che governano la società
umana e le conseguenze morali e politiche
che derivano da questi rapporti. A Ferrara, la corte
raggiunge il suo massimo splendore intellettuale con l'Ariosto e il Tasso;
a Roma e Venezia l'acida penna dell'Aretino (1492-1556) traccia
impietosi
ritratti dei contemporanei. Universale diffusione ha tra i
grandi dell'epoca il Cortigiano di Baldassarre Castiglione (1478-1529),
codice della raffinatezza e delle buone maniere.
Dal Rinascimento al Risorgimento.
- II Seicento e il primo Settecento segnano per la
letteratura italiana un periodo di decadenza, da cui si
sollevano tuttavia Galileo (1564-1642) e Giambattista Vico
(1668-1744), la cui visione insieme acuta e profondamente
meditata fa progredire in modo decisivo il
pensiero scientifico e filosofico. Il Settecento
è dominato
dalla personalità
del drammaturgo veneziano Carlo Guidoni (1707-1793), che
rielabora con
una vena comica attenta e sottile le situazioni e i personaggi
della commedia dell'arte dando nel
contempo un quadro acuto e ironico della società
veneziana. Alla fine del Settecento si sviluppa negli scrittori
un rinnovato sentimento nazionale che andrà rafforzandosi fino ad esplodere nel
Risorgimento. Giuseppe Parini( 1729-1799) e Vittorio
Alfieri (1749-1803) sono i diretti predecessori di Ugo Foscolo
(1778-1827), personalità
impetuosa e tormentata in cui prorompe l'orgoglio patriottico (I
Sepolcri). Ma
è Giacomo
Leopardi (1798-1837) che, in alcuni dei suoi Canti più belli, esprime con precoce lucidità e ineguagliata purezza
lirica la sempre più
marcata rottura tra la certezza del passato e l'inquietudine
dell'avvenire.
L'altro grande protagonista del secolo
è Alessandro Manzoni, cui
si devono I Promessi Sposi, il maggiore romanzo della
letteratura italiana non soltanto dell'Ottocento.
Scrittori moderni e contemporanei.
- La transizione tra Ottocento e Novecento
è impersonata da Giovanni Verga (1840-1922);
rappresentante di un genere nuovo, il
«verismo», ispirato dal
«naturalismo» francese, lo scrittore
siciliano esprime nelle sue novelle e soprattutto nel ciclo
romanzesco dei
«Vinti» una visione
profondamente pessimistica del mondo e la sua compassione per i
diseredati.
In poesia, dopo l'ineguale ma largamente popolare opera di Giosuè Carducci (1835-1907), il nuovo secolo viene aperto dalla voce
inquieta e complessa di Giovanni Pascoli (1855-1912).
Nella poesia del Novecento, dopo l'intermezzo dei
«Crepuscolari», spiccano la potenza
visionaria di Dino Campana (1885-1932), lo scabro frammentismo
di Giuseppe Ungaretti
(1886-1970), la profondità già psicoanalitica di
Umberto Saba (1883-1957) e la dubbiosa allusività degli
« Ermetici
» (A. Gatto, L.
Sinisgalli, M. Luri, ecc). La voce più alta
è quella di Eugenio Montale (1896-1981),
premio Nobel per la letteratura nel 1975, già conquistato nel
1959 dal lirico Salvatore Quasimodo (1901-1968). Nel romanzo,
spicca l'opera di Italo Svevo (1861-1928), mentre un'importante scuola di
critica si sviluppa attorno al filosofo Benedetto
Croce (1866-1952). Un posto a parte nella letteratura
novecentesca
è
occupato da Gabriele
D'Annunzio nonché, particolarmente in
campo teatrale, da Luigi Pirandello
e
successivamente da Eduardo De Filippo.
Nel secondo dopoguerra si impone l'opera di
Cesare Pavese (1908-1950), che ha per tema dominante la
difficoltà
di essere, dolorosamente testimoniata dal diario postumo apparso
sotto il titolo
«
II mestiere di vivere
».
Nel corso degli ultimi decenni, il romanzo italiano ha
dato prova di grande vitalità
con personalità
tra loro diversissime come Curzio Malaparte
(La pelle) Carlo Emilio Gadda (La
cognizione del dolore), Vasco Pratolini (Cronache di poveri
amanti), AlbertoMoravia (Gli indifferenti, La Noia), Guido
Piovene (Pietà contro pietà),
Ignazio Silone (Fontamara),
Dino Buzzati (II deserto dei Tartari), Mario Soldati (A cena col commendatore), Pier Paolo Pasolini (Ragazzi di vita),
Carlo Levi (Cristo sì
è fermato a Eboli), Italo Calvino (II Visconte dimezzato),
Leonardo Sciascia (II giorno della civetta), Elsa Morante (La Storia, Aracoeli), Carlo
Cassola (La ragazza di Bube), Mario Tobino (Le libere donne di Magliano), Giovanni Arpino (Un delitto d'onore), Giorgio Bassani (II
giardino dei Finzi
Contini). |