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Tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, anche
l'Italia partecipa all'ondata di recupero dell'antichità classica che invade l'Europa. Il
neoclassicismo italiano ha il suo maggiore rappresentante
nello scultore Antonio Canova (1757-1822), la cui statua
di Paolina
Borghese, a Roma,
è
un modello di purezza di linee e di eleganza, anche se un poco
fredda. Comunque, l'Ottocento
segna una netta rottura con la ricchezza creativa dei secoli
precedenti. In architettura, Alessandro Antonelli
(1798-1888) fa ampio uso del linguaggio
neoclassico e crea a Milano e a Novara, sua città natale, curiosi edifici
dalle linee tese. In pittura (a partire dal 1855 e per circa una
ventina d'anni), la reazione all'accademismo viene soprattutto
dai Macchiaioli che anticipano il movimento
impressionista portando il
cavalietto all'aperto ed optando per il colore, il tocco
sempiificatore e l'ispirazione
naturalista. Principali protagonisti del movimento sono
Giovanni Fattori, Lega, Signorini. Alcuni artisti sono in contatto con
l'ambiente impressionistico di Parigi, ma più che a De Nittis o a
Boldini, spesso eccessivamente legati a rappresentazioni della
mondanità, il soggiorno parigino
giova a Federico Zandomeneghi. Alla fine dell'Ottocento
è Segantini,
caposcuola dei divisionisti, ad assicurare la transizione con il
nuovo secolo.
Il Novecento inizia in modo esplosivo con la reazione graffiante
ed antiestetica dei futuristi che, sotto l'influenza del poeta Marinetti
(teorico del gruppo), proclamano a gran voce la
loro fede nella macchina, nella velocità, nella folla. Nelle loro tele essi cercano
di tradurre il dinamismo del mondo moderno con forme spesso
frammentate, imparentate al linguaggio cubista dal quale però si differenziano
profondamente per le armonie violente ed appassionate.
Protagonisti di questa avanguardia sono Boccioni, Balla,
Severini, Carrà
(che si evolverà verso il surrealismo) e l'architetto Sant'Elia.
Giorgio De Chirico inventa la
«pittura metafisica
». Modigliani delinea ie sue figure
con un tratto ad un tempo morbido e febbrile mentre Giorgio
Morandi, servendosi di semplici oggetti raggruppati su un
piano, porta avanti una segreta meditazione sull'invisibile.
Tra gli scultori, Arturo Martini apre la strada della sobrietà drammatica e del
ritorno ad un certo arcaismo che sarà poi seguita in maniera
più
fredda ed angolosa da Marino Marini ed in modo più approfondito da
Giacomo Manzù.
In architettura, vanno ricordati: Pier Luigi Nervi,
instancabile esploratore del cemento armato e Giò Ponti, seguace del
razionalismo. Infine, nella decorazione d'interni, Carlo
Scarpa e Gae Aulenti, di fama mondiale. |