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Un appassionato interesse per l'antichità e insieme per le civiltà
di paesi lontani, una società
urbana saldamente organizzata attorno a un principe mecenate,
una nuova concezione dell'uomo che è ormai visto al centro
dell'universo, un gruppo eletto di artisti, filosofi e poeti:
sono questi gli elementi che consentono la straordinaria fortuna
del primo Rinascimento italiano, la cui espressione più alta si
ha nella città dei Medici, Firenze.
Architettura.
- L'arte di costruire ha il suo massimo innovatore in Filippo
Brunelleschi (1377-1446) e i suoi principi basati
sull'imitazione dei modelli antichi e sull'equilibrio e la
purezza delle linee, saranno ripresi da
Michelozzo
(1396-1472), Leon Battista Alberti, Antonio e Bernardo
Rossellino, Giuliano e Benedetto da Maiano, cosi come a Siena da
Francesco di Giorgio Martini e a Urbino da Luciano Laurana.
Scultura. - Lorenzo Ghiberti
(1378-1455) si allontana, nell'eseguire le mirabili porte del
battistero di Firenze, dalla tradizione gotica cui ancora si
rifà invece, in parte, il senese Jacopo Della Quercia. La
figura più potente della
scultura quattrocentesca resta tuttavia Donatello
(1386-1466), attivo in tutta Italia ma specialmente a Firenze.
Il suo contemporaneo Luca Della Robbia (1400-1482) si
specializza nelle terre cotte invetriate e colorate, mentre
Agostino di Duccio, Desiderio da Settignano e Mino da Fiesole
continuano la maniera donatelliana. Alla fine del secolo,
Andrea Verrocchio (1435-1488) da prova di grande potenza
plastica soprattutto nel veneziano monumento equestre al
Colleoni. Fuori di Firenze, va ricordato
Francesco Laurana, autore di ritratti di vibrante sensibilità.
Pittura.
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È
con Masaccio (1401-1428) che la nuova pittura, tesa a
riprodurre attraverso la prospettiva e il gioco dei volumi
l'illusione dello spazio reale, da i suoi primi grandi risultati
negli affreschi della chiesa del Carmine a Firenze. A sua volta,
Paolo Uccello (1397-1475) illustra questa nuova concezione
spaziale nella mirabile serie delle tre tavole con la Battaglia
di San Romano. Parallelamente, anche il Beato Angelico
(Fra Giovanni da Fiesole, 1387-1455), benché
ancora spiritualmente inserito nella tradizione gotica, si apre
alle nuove teorie rinascimentali. I suoi successori, come
Domenico Veneziano
e Filippo Lippi (1406-1469), sviluppano il
suo stile conservandone la delicatezza del dettaglio; mentre
Benozzo
Gozzoli
(1420-1497) lo adatta alla descrizione di brillanti feste
profane. Allievo di Filippo Lippi,
Sandro Botticelli
(1444-1510) conferisce alle sue figure, con la
mirabile purezza del disegno, una grazia fragile, quasi irreale,
che avvolge le sue scene allegoriche in un'aura di profondo
mistero. Sulla sua scia opera Alessio Baldovinetti, mentre
Andrea del Castagno (1423-1457) mette piuttosto
l'accento sul vigore del modellato e la monumentalità
delle forme.
Domenico Ghirlandaio
(1449-1494) rivela dal canto suo una notevole vena narrativa. Il pieno
equilibrio raggiunto dal Rinascimento toscano si manifesta
nella superba personalità di
Piero della Francesca
(1415-1492),
la cui straordinaria perfezione di disegno
influenzerà soprattutto il romagnolo Melozzo da Forlì.
A Mantova, alla corte dei Gon-zaga,
Andrea Mantegna
realizza scene di grande effetto e rigore compositivo. A
Ferrara, Cosmé
Tura
innesta le sue affascinanti invenzioni su un accentuato realismo di eredità
nordica. A Venezia, i primi pittori
a liberarsi dalla maniera bizantina sono i Vivarini, ma
è la famiglia dei
Bellini
che da alla pittura veneziana i suoi
fondamentali caratteri di luminismo.
Carpaccio
e Carlo
Crivelli
sono soprattutto cronisti che si distinguono per il disegno minuzioso,
elegante e preciso, e per la raffinatezza cromatica. |