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Per ben comprendere l'arte italiana e l'incredibile quantitā e varietā di opere che non ha
cessato di produrre tra il 12°
sec. e la fine del 18°
sec, occorre tenere chiaramente presenti le condizioni
storiche su cui essa si innesta : da una parte, il suo rimanere
incontestata erede delle civiltā greca, etrusca e romana, di cui riprende in
ogni epoca caratteri e motivi essenziali ; dall'altra, la stessa
geografia del paese che, estendendosi dalle Alpi alla Sicilia,
ha favorito la penetrazione e l'assorbimento di molteplici
influssi esterni.
Dopo Bisanzio, che alla caduta dell'Impero romano d'Occidente
impone per diversi secoli il suo potere sulle rive settentrionali dell'Adriatico, sono
gli Ostrogoti, i Longobardi, i Franchi, gli Arabi e i
Normanni ad apportare originali connotati stilistici a ciascuna
delle regioni conquistate.
Ed
č proprio la straordinaria flessibilitā del carattere italiano,
capace di assorbire e di sviluppare le lezioni straniere, che
permette a Firenze, Siena, Verona, Ferrara, Roma, Venezia,
Milano, Napoli e Genova, di essere una dopo l'altra la sede di
una particolare
fioritura artistica.
Nonostante i particolarismi regionali, gli
artisti della penisola cominciano a presentare, sin
dal 12°
sec, un certo numero di tratti comuni che andranno accentuandosi
fino al
Rinascimento. Vi
č
innanzitutto un generale gusto per l'armonia e la soliditā delle forme, unito a un
senso innato della spazialitā. Idealista, spesso mistico, l'italiano ha
sempre la passione del bello : il paesaggio che ha intorno gli
ispira una giusta misura in cui il disegno preciso dei contorni
č come riassorbito dal
gioco dei colori e dalla presenza irradiante della
luce.
Rifiutando gli accenti realistici propri
delle scuole nordiche e attenuando nel contempo gli eccessi
meramente decorativi di provenienza orientale, l'artista
italiano inventa a poco a
poco un sistema di rappresentazione che gli permette di
inquadrare la propria emozione in una perfetta dimensione
prospettica. Un impulso all'idealizzazione che si manifesta
soprattutto nel culto della figura femminile, di ispirazione sia
religiosa che profana.
Ma va rilevato come, in apparente contraddizione con questa
concezione intellettualistica e potenzialmente elitaria, l'arte italiana
abbia una forte presa popolare e sociale. Lo testimonia la
piazza medievale che sul modello dell'antico foro romano
raggruppa i
principali edifici della vita comunitaria : innanzitutto la
chiesa e il battistero, il palazzo del comune e poi quello del principe, ai quali
talvolta si aggiunge il palazzo di giustizia o l'ospedale; al centro
spesso sorge una fontana e vi si tengono mercati e pubbliche
assemblee. In questa architettura urbana si afferma con la
massima evidenza proprio il
gusto dell'italiano per la scenografia e il suo amore per lo
spettacolo. Disegnata come una scena teatrale, abbellita di ogni sorta di ornamenti, la
piazza
č
il luogo deputato dove si concludono gli affari, si prendono
le decisioni politiche, si svolgono le cerimonie sacre della
comunitā ; la sua storia si legge
nel reimpiego stesso dei materiali, nella ripresa dei motivi
ornamentali, nella sovrapposizione degli stili.
Č qui che l'artista, che deve essere insieme
architetto, scultore e pittore, compie la sua opera sotto
gli occhi e il giudizio di tutti. Alla grande maestria
nell'arredo urbano, corrisponde un uguale rapporto privilegiato
con la
natura e il paesaggio. In una campagna che giā di per se stessa
č un fondale pittorico,
sono state erette, sin dall'epoca romana, ville
sontuose circondate da giardini a terrazze, rinfrescati da fontane e
laghetti e ombreggiati da piante scelte con cura e sapientemente
sistemate. Tutte queste
Ģfabbricheģ invitano al riposo, alla
meditazione, allo spettacolo intimo e grandioso della natura.
Cosė, dalla villa di Adriano
a Tivoli, presso Roma, alle terrazze fiorite delle Isole
Borromee sul Lago Maggiore, passando per il fascino orientale
della villa Rufolo di Ravello, le eleganti costruzioni della
campagna fiorentina, le fantasie
manieriste di Roma, Tivoli o Bomarzo ornate di grotte e di
statue, fino alle deliziose ville della
riviera del Brenta disegnate
da Palladio, gli architetti e i costruttori di giardini
italiani, indifferenti
alla solenne grandiositā tipica del classicismo
francese, hanno creato un'infinitā
di luoghi in cui l'uomo puō stabilire un tranquillo
rapporto con la natura. |