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Parallelamente al fiorire della civiltà greca in Sicilia e nel
Sud della penisola, a partire dalla fine dell'8° sec. a. C, si affermava nell'Italia centrale
la potente e splendida civiltà etrusca, che doveva durare fino
all'affermarsi della dominazione romana (3° sec. a. C). Gli Etruschi sono un popolo
ancora oggi per certi versi non molto conosciuto, e spesso
considerato
addirittura misterioso, a causa delle sue incerte origini : per
alcuni sarebbe autoctono, per altri, come Erodoto, sarebbe originario della Lidia
nell'Asia Minore. Tuttavia si
è riuscito a decifrare l'alfabeto e
alcune iscrizioni funerarie. Inizialmente insediati in una vasta
regione
compresa fra l'Arno e il Tevere
estesasi poi alla Campania e alla pianura Padana, raggiunsero il loro momento
di massimo splendore nel 6° sec. a. C. L'Etruria era allora costituita da una federazione di dodici città-stato, ognuna retta da
un re detto
«lucumone» : Tarquinia, cui veniva
riconosciuta una sorta di primato, Vulci, Vetulonia,
Cerveteri, Arezzo, Chiusi, Roselle, Volterra, Cortona, Perugia,
Veio e Volsinii (l'odierna Bolsena).
Fiorita economicamente con lo sfruttamento
delle miniere di ferro (isola d'Elba), di rame e d'argento, e
col commercio marittimo nel Mediterraneo occidentale, la civiltà degli Etruschi
(in prevalenza tecnici e artigiani), presentava elementi di una
società rozza e primitiva e nel
contempo caratteri di estrema raffinatezza.
Per quanto concerne la religione, gli dei
degli Etruschi erano gli stessi dei Greci; la loro
credenza alla sopravvivenza nell'aldilà e nella divinazione, li spinse a sviluppare lo studio
delle interiora degli animali (effettuato da sacerdoti detti
aruspici) e l'osservazione del volo degli uccelli (propria degli auspici),
ambedue riprese e sviluppate dai Romani. Situate generalmente in
posizione elevata, sulla sommità di un colle o di un monte le città
etrusche, cinte da mura
costruite con enormi pietre, rivelano concezioni urbanistiche
molto
avanzate. Nei pressi dei centri abitati si estendono grandi
necropoli sotterranee le cui camere (ipogei), ricche di oggetti di uso domestico e
dalle pareti dipinte, ci hanno lasciato importanti testimonianze
sugli usi e costumi etruschi, poi in larga misura assorbiti
dalla
civiltà latina.
L'arte etrusca.
- D'impronta primitiva, ma fortemente intrisa di influenze
orientali e, a
partire dal 5°
sec. a. C, soprattutto greche, l'arte etrusca presenta un
carattere molto marcato fatto di realismo e di grande forza
espressiva che scaturisce dal movimento impresso alle forme.
Riscoperta nel 18°
sec, l'arte etnica fu a lungo considerata quale derivazione
dell'arte greca e solamente il ritrovamento ottocentesco di
capolavori quali l'Apollo e l'Ermes di Veio, e poi, nel nostro
secolo, lo studio sistematico delle ceramiche, dei bronzi e
degli utensili e degli oggetti da toilette portati alla luce
dagli scavi, hanno permesso di dare a
quest'arte possente e assieme raffinata il valore e la dignità che le spettano.
Scultura.
- Sparite pressoché
completamente le testimonianze architettoniche, la scultura
appare come la principale forma d'arte degli Etruschi. Il
periodo della sua grande fioritura fu il 6°
sec. a. C, quando i templi erano decorati con statue notevoli,
come lo splendido Apollo (oggi conservato nel museo di Villa
Giulia a Roma) che ornava la facciata del santuario di Veio e
che rivela una chiara influenza dell'arte greca. Più
originali sono i busti di personaggi, il cui realismo a volte
spietato scaturisce dalla forte intensità espressiva e dalle forme stilizzate e i
cui grandi occhi sporgenti e il sorriso enigmatico sono tipici
dell'arte plastica degli Etruschi. Gli stessi caratteri stilistici si
ritrovano nei celebri gruppi di figure giacenti che
coprono i sarcofaghi e che erano sovente i veri e propri
ritratti dei defunti.
Il senso del movimento proprio degli scultori etruschi si
esprime anche nella raffigurazione di animali fantastici, come
la Chimera d'Arezzo (museo archeologico di Firenze), e nelle
statuette che ritraggono
guerrieri in combattimento, donne al bagno, ecc.
La pittura.
- Gli unici esempi che ci restano di pittura etrusca sono le
pareti dipinte delle camere funerarie delle necropoli (Cerveteri. Veio, ma
soprattutto Tarquinia), il cui scopo era quello di ricordare ai
morti i piaceri della vita, banchetti, giochi e spettacoli,
musici e
danzatori, battute di caccia, ecc. Queste pitture di grande
finezza artistica, caratterizzate da colori disposti in modo armonico,
testimoniano uno stupefacente spirito d'osservazione e
costituiscono il miglior documento su quella che era la vita di
quel popolo.
La ceramica e l'oreficeria.
- Prima ancora che artisti, gli Etruschi furono artigiani di
genio, grandi produttori di ceramiche tra le quali
spicca il celebre
«bucchero»,
terracotta di colore nero lucido fabbricata secondo una tecnica ancora
oggi non decifrata. In un primo tempo caratterizzati da
linee molto pure e decorati con motivi incisi da piccoli punti,
i vasi etruschi presentarono nel corso dei secoli
forme e ornamenti sempre più
complessi ; nel 5° sec. furono prodotti bellissimi vasi
funerari, i
«canopi» dal le forme ora di
figura umana ora d'animali, i quali presentano una tipica
decorazione geometrica che ricorda sorprendentemente
quella del vasellame inca o azteco. Furono comunque
soprattutto le ceramiche greche ad essere le più diffuse e prese a
modello in Etruria ; importate in gran numero, vennero mirabilmente
imitate dagli artigiani locali.
Ricchi gioielli di squisita fattura
costituivano l'ornamento di uomini e donne: di forma
massiccia, spesso in oro, essi testimoniano
l'insuperabile abilità degli orafi etruschi,
soprattutto nella tecnica della filigrana e in quella, tipica,
della granulazione, effettuata con granelli aurei di
diametro non superiore a qualche frazione di millimetro.
Oltre che nei gioielli, la raffinata abilità di questi artigiani si
espresse anche nella fabbricazione di specchi incisi,
brucia profumi, candelabri in bronzo, ciste (recipienti
cilindrici che venivano generalmente usati come cofanetti di
nozze), tutti di rara eleganza. |