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I GRECI

Le città e gli uomini. - Midi della Sicilia e dell'Italia meri­dionale esercitarono un fascino particolare sulle più antiche popolazioni greche, in quanto rappresentavano agli occhi di queste i confini delle terre abitate. Lungo queste coste o nell'immediato entroterra si trovano infatti località di notevole importanza per la mitologia greca. I Campi Flegrei, nei pressi di Napoli, celerebbero infatti l'entrata dell'Ade, il regno dei morti; Zeus, con l'aiuto del figlio Eracle (Èrcole secondo la mitologia romana) avrebbe relegato i Titani nell'Etna che è poi il luogo dove vivevano i Ciclopi e dove Efesto (Vulcano) aveva la sua officina; Core (Persefone), la figlia di Demetra e di Zeus, sarebbe stata rapita nei pressi dell'o­dierna Enna, dallo zio, il dio Ade (Plutone), uscito dagli Inferi attraverso il fiume Tar­taro.

Anche nell'Odissea di Omero (10°-9° sec. a. C), dove si narrano le vicissitu­dini di Ulisse (in greco Odisseo) attraverso il Mediterra­neo, dopo la caduta di Troia, vengono ricordati alcuni luo­ghi  dell'Italia  meridionale,quali Scilla e Cariddi, l'attuale stretto di Messina, e il golfo di Napoli dove, nel tratto compreso fra Capri e Sorrento sarebbero vissute le Sirene dal canto tentatore. Il poeta Pindaro (6°-5° sec. a. C.) inoltre descrisse nei suoi scritti alcuni lidi orfici, che saranno poi menzionati anche da Virgilio (1° sec. a. C.) nell'Eneide.

Dopo la fondazione di Cartagine da parte dei Fenici e la creazione ad opera dei loro navigatori di alcuni scali commerciali sulle coste siciliane, i Greci fondarono tra l'8° e il 6° sec. a. C. un gran numero di colonie lungo i litorali della Sicilia e dell'Italia meridionale, area geografica che nel suo complesso prese il nome di Magna Grecia. Elemento fondamentale di queste colonie che vengono tradizionalmente distinte in ioniche, achee e doriche, a secondo dei popoli che si erano fatti artefici del loro sviluppo, erano le «città-stato» (una delle quali, Crotone, fu governata dai filosofi pitagorici).

Durante il 6° e il 5° sec. a. C. che segnarono l'apogeo della civiltà della Magna Grecia e che corrisposero, grosso modo, all'epoca di Pericle ad Atene, le città greche dell'Italia meridionale conobbero il momento di massimo splendore, arricchendosi a tal punto nel commercio marittimo che Siracusa (insieme a Taranto il maggior centro politico, economico e culturale della Magna Grecia) giunse a rivaleggiare con la stessa Atene. Filofosi, sapienti, poeti e scrittori scelsero la Sicilia come loro patria ; tra gli altri Eschilo, che risiedette a Gela e vi morì, si dice, colpito da una tartaruga lasciata cadere da un'aquila in volo e Teocrito, che durante il suo soggiorno a Siracusa definì le regole della poesia bucolica. Nella stessa Siracusa si recò inoltre in tre occasioni il filosofo Piatone, e il matematico Archimede vi morì ucciso per mano di un soldato romano, a causa di uno strano, sfortunato equivoco. Purtroppo l'eccessiva frammentazione e le grosse differenze che caratterizzavano le varie città-stato della Magna Grecia, fecero sì che i loro rapporti fossero sempre assai tesi e spesso sfociassero in vere e proprie guerre; le lotte fra i vari tiranni che le dominavano, oltre che la difficile coesistenza con i Cartaginesi, nuovi padroni del Mediterraneo centrale, furono le cause del loro declino che si concluse con la conquista romana del 3° sec. a. C.

Ancora oggi, sulle coste a Sud della penisola e della Sicilia, i resti archeologici e i retaggi storici e culturali delle antiche civiltà elleniche contribuiscono ad accrescere il fascino seducente di questa bellissima parte d'Italia.

L'arte della Magna Grecia. - È nel corso del 6° e 5° sec. a. C. che vengono innalzati i grandi templi di Paestum, Selinunte, Agrigento, esempi magnifici dell'arte dorica che uniscono l'imponenza alla sobrietà e la cui vigorosa struttura architettonica contrasta con la grazia delicata dell'ordine ionico che seguirà un secolo più tardi. Alla fine del 5° sec. è ancora lo stile dorico a dominare nel Sud Italia con l'edificazione dello stupendo tempio di Segesta, mentre in Grecia lo ionico  sta già  conoscendo  il    suo  momento di

massimo splendore e inizia ad affermarsi il corinzio.  Il declino ha inizio durante il 4° sec. in seguito alla guerra del Peloponneso che oppone Sparta ad Atene e le cui conseguenze sono nefande per l'intero mondo greco. È l'inizio del cosiddetto periodo ellenistico, nel corso del quale il primato artistico passa dall'architettura alla scultura. Le opere conservate nei musei archeologici di Napoli, Paestum, Reggio Calabria, Taranto, Palermo, Siracusa e altre città del  Meridione, permettono di seguire compiutamente l'evoluzione della scultura nella Magna Grecia, dagli arcaici bassorilievi delle metope di Paestum e Selinunte ai monumentali telamoni d'Agrigento, fino alle incantevoli statuette del periodo della decadenza, assimilabili alle figurine di Tanagra.
Tra questi due estremi vi è la produzione degli studi dei grandi artisti locali: statue raffiguranti Efebi, Apolli, Afroditi, spesso imitazioni di opere di Fidia, Prassitele, Scopa o Lisippo, ma ugualmente nobilitate dalla mirabile armonia delle forme.

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